Un libro e uno spettacolo su Santa Fede di Agen 

 

Maurizio Pistone
Vita, morte, miracoli e scherzi
di Santa Fede di Agen
Vergine e Martire

Storie dal
Liber miraculorum Sancte Fidis
di Bernardo di Angers
(anno 1020)

di imminente pubblicazione per le edizioni
EdiTO Riva presso Chieri

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Presentazione teatrale:

Domenica 4 ottobre 2020 ore 15,30
Sagrato della chiesa di Santa Fede di Cavagnolo (TO),
capienza massima: 100 posti.
In caso di maltempo l'opera verrà presentata all'interno della chiesa, capienza massima: 40 posti.

Domenica 11 ottobre 2020 ore 15,30
Chiesa di Santa Maria di Vezzolano (Albugnano, AT)
Capienza massima: 50 posti.

Una produzione dell’Associazione la Cabalesta

Allestimento scenico a cura della
Fondazione Gabriele Accomazzo per il Teatro
Direzione artistica Marco Viecca

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In occasione del millesimo anniversario del Liber Miraculorum Sancte Fidis, viene proposta una riduzione in linguaggio moderno di un capolavoro della narrativa medievale, sia come pubblicazione, sia come messa in scena presso due delle più belle chiese romaniche del nostro territorio.

Nel 303 d.C., durante la persecuzione di Diocleziano, nella città di Agennum, l’attuale Agen nel sud ovest della Francia, una ragazza di appena dodici anni, di nome Fede, viene processata come cristiana, torturata e decapitata. Non sappiamo nulla della sua vita e della sua origine, se non che discende da una famiglia di alta nobiltà. Il testo della Passione insiste soprattutto sulla determinazione della fanciulla di fronte al persecutore. La tomba della giovanissima martire diventa nel tempo un importante luogo di devozione. Passano più di cinquecento anni, e il corpo viene trafugato dai monaci di Conques, un monastero nascosto in una cerchia di rupi nel centro della Francia, dove nei secoli successivi una folla sempre crescente di pellegrini si reca a venerare la reliquia della Santa, e soprattutto la preziosissima statua reliquiario (maiestas) che ne custodisce il cranio.

Agli inizi dell’XI secolo un giovane scholasticusBernardo di Angers, decide di condurre un’indagine sui “fatti inauditi” che vengono riferiti a proposito delle straordinarie virtù taumaturgiche della Martire. Il nostro chierico si convince che quelle narrazioni sono autentiche, e dà un resoconto dettagliato non solo delle guarigioni miracolose e degli altri miracoli operati dalla Santa, ma anche del contesto sociale, economico, culturale in cui questi avvengono, fornendoci un’immagine vivissima e “dall’interno” della società francese ed europea nei decenni a cavallo dell’Anno Mille.

Il Libro dei Miracoli di Santa Fede è un testo ben noto agli storici, soprattutto da quando nel 1897 fu pubblicato il manoscritto più completo giunto fino a noi, databile negli ultimi decenni dell’XI secolo.

Questa riduzione presenta ai non specialisti l’opera in una forma rispettosa del testo originale nei fatti, nel contesto storico e anche nello spirito, ma liberata dalle peculiarità stilistiche e retoriche della prosa scolastica dell’epoca, in modo da mettere in evidenza la forza narrativa e lo spessore umano del testo.

Al di là dell’intento devozionale del libro di Bernardo, queste storie esprimono con tutta la forza della testimonianza diretta sofferenze, speranze, passioni di un’umanità quotidianamente alle prese con gravi privazioni e con una violenza diffusa e senza freni. Soprattutto emerge la personalità di questa Santa, che compare in sogno ai devoti, instaurando un dialogo vivacissimo e senza reticenze; una Santa che compie miracoli straordinari, ma spesso in modo insolito e sconcertante, tanto che la gente del posto li chiama famigliarmente “scherzi” (ioca). Il martirio ha fissato per sempre questa Santa nell’effervescenza dei suoi dodici anni: una ragazzina che abbandona l’infanzia e si affaccia all’età adulta, ma rimane vivace, estrosa e a volte imprevedibile nelle sue esternazioni, e fa i miracoli come se giocasse.

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