


Messaggio per la 12ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato
1° settembre 2017
“Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo” (Gen. 28, 16)
Viaggiatori sulla terra di Dio
Sulla terra di Dio…
Un’esclamazione, espressiva dello stupore di Giacobbe, che nel corso di un lungo viaggio scopre
la terra di Carran come luogo di presenza del Signore: “Quanto è terribile questo luogo! Questa è
proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo” (Gen. 28, 17). Se il Signore è il Santo,
impossibile a confinarsi in ambiti specifici, tuttavia la concretezza della sapienza biblica narra di
luoghi in cui Dio sceglie di manifestarsi, di lasciarsi scorgere da occhi aperti alla meraviglia e alla
lode. Lo esprime efficacemente papa Francesco, nell’Enciclica Laudato Si’: “Tutto l’universo
materiale è un linguaggio dell’amore di Dio, del suo affetto smisurato per noi. Suolo, acqua,
montagne, tutto è carezza di Dio” (n. 84). La misericordia graziosa di Dio ha la sua prima
espressione proprio nel gesto creativo che ci colloca sulla terra, donandocela come giardino da
coltivare e custodire. È questo, tra l’altro, un elemento di convergenza ecumenica tra le diverse
chiese cristiane, così come un importante tema di dialogo interreligioso.
Un’educazione alla custodia del creato esige, dunque, anche una formazione dello sguardo, perché
impari a coglierne ed apprezzarne la bellezza, fino a scoprirvi un segno di Colui che ce la dona. Del
resto, sottolinea ancora papa Francesco, per ognuno di noi la storia dell’”amicizia con Dio si
sviluppa sempre in uno spazio geografico che diventa un segno molto personale” (n.84) e di cui
conserviamo memoria, nel tempo e nello spazio.
…come viaggiatori
Radicata in un luogo, la nostra storia personale si dispiega però in una varietà di tempi e di spazi:
l’uomo biblico – fin da Abramo, da Isacco e dallo stesso Giacobbe – ha il viaggio tra le componenti
essenziali della propria esperienza. Lo stesso Gesù – lo ricorda ancora la Laudato Si’ – viene
presentato come viaggiatore, in cammino sulle strade della Palestina per l’annuncio del Regno, ma
anche attento a “contemplare la bellezza seminata dal Padre suo” e pronto ad invitare “i discepoli a
cogliere nelle cose un messaggio divino” (LS n. 97). La tradizione cristiana, poi, vedrà spesso nel
viaggio un'efficace metafora dell’esistenza umana, sostenuta da una promessa tutta tesa verso la
patria che Dio ci ha preparato (Eb. 11, 13-16).
Così, come molte altre religioni, il cristianesimo saprà valorizzare la pratica del pellegrinaggio,
disegnando traiettorie che spesso fanno ormai parte della storia culturale d'Europa e non solo, ma
anche riscoprendolo in forme sempre nuove e formative. Nel pellegrinaggio si vive un percorso
concretissimo eppure aperto alla novità e all’ulteriorità; un viaggiare che sa rinnovare ogni giorno la
meraviglia per la novità e quello stupore che si esprime nel rendimento di grazie. Non casuale, in tal
senso, la rinnovata attenzione rivolta in Italia ed in Europa alle tante vie che consentono di
ripercorrere anche oggi il cammino di generazioni di pellegrini, raccogliendone al contempo
l’eredità spirituale.
Mobilità e turismo
Abitiamo la terra come viaggiatori: tale dinamismo esprime caratteristiche qualificanti del nostro
essere culturale, non ristretto a una specifica nicchia ecologica. La mobilità è parte del nostro essere
umani e il suo progressivo sviluppo ha permesso all'umanità di crescere nelle relazioni e nei
contatti. Essa è poi ulteriormente aumentata in questi ultimi decenni di globalizzazione, in molte
direzioni: mobilità è quella drammatica dei migranti, che si trovano a viverla spesso in condizioni
inaccettabili, ma è anche quella di chi viaggia per conoscere luoghi e culture.
Questo 2017, proposto alla comunità internazionale come anno del turismo sostenibile, invita a
riflettere su quest’ultima dimensione, quasi forma contemporanea del viaggiare. Certo, talvolta il
turismo disegna situazioni drammaticamente contraddittorie nel contrasto tra la povertà di molti e la
ricchezza di pochi. In tanti altri casi, però, esso giunge a realizzare una positiva crescita in umanità
nella convergenza tra la rigenerante contemplazione del bello (naturale e culturale), l’incontro
pacificante delle diversità culturali e lo sviluppo economico.
Per l'Italia, in particolare, il turismo è fattore di grande rilievo, che contribuisce in modo
determinante - in forme dirette ed indirette - all'economia del paese e all'occupazione: tanti gli
italiani e le italiane per cui lavoro significa turismo. Anche per questo il nostro paese ha sviluppato
una viva cultura dell'accoglienza, da coltivare ed estendere, anche verso i soggetti più fragili.
Turismo sostenibile
La sfida specifica che ci viene posta da questo 2017 è quella di far crescere un turismo
autenticamente sostenibile, capace cioè di contribuire alla cura della casa comune e della sua
bellezza. Non dimentichiamo, infatti, che quel fenomeno così umano che è la mobilità ha anche un
forte impatto ambientale, ad esempio, in termini di emissioni di gas serra. Si pone quindi una sfida
che - vista la complessità del fenomeno turistico - esige un impegno puntuale da parte di diversi
soggetti, per un'efficace promozione della sostenibilità.
Sostenibilità del turismo significa, ad esempio, un'attenzione da parte degli operatori del settore,
per garantire forme di ospitalità che impattino il meno possibile sull'ambiente: occorrerà evitare
sprechi di energia e di cibo, ma ancor più quel vorace consumo di suolo che talvolta viene
giustificato proprio per il turismo. Significa anche una certa sobrietà da parte di chi viaggia, con la
capacità di godere delle bellezze della natura e della cultura, più che di cogliere in esse occasioni
per quel consumo di beni che pure il turismo globalizzato incoraggia. Significa, ancora, una
sistematica opera di promozione di forme di mobilità sostenibile, privilegiando ovunque possibile i
mezzi pubblici (in particolare la ferrovia) rispetto al trasporto privato. Né peraltro la sostenibilità
andrà ristretta alla dimensione ambientale: occorre anche attenzione per le realtà visitate, rispetto
per luoghi e culture la cui bellezza non può essere snaturata riducendoli a attrazioni turistiche.
Si tratta, insomma, di far sì che l'esperienza del turismo ed il suo impatto effettivo esprimano una
concreta attenzione per i luoghi in cui esso si realizza e per la terra tutta. Anche in tale ambito,
infatti, occorre affermare che “l’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e
responsabilità di tutti” (LS n.95). Solo così si potrà custodire tutta la vitalità culturale della
dinamica turistica, mantenendone al contempo la positiva rilevanza per lo sviluppo e l’occupazione.
Una cultura della cura
Anche in quest’ambito, dunque, dovrà crescere una “cultura della cura” (LS, n. 231), capace di far
suo quello stile cui richiama da oltre un secolo l'esperienza scout, con tutta la sua forza educante: il
luogo del campo va lasciato in condizioni migliori di quanto non fosse prima di arrivarci, così come
- lo insegna Baden Powell - il mondo va lasciato un po' migliore di quanto non lo troviamo.
É quanto esprime, anche più radicalmente, la figura di Giacobbe: siamo viaggiatori su un terra che
è di Dio e che come tale va amata e custodita.
Roma, 19 maggio 2017
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