


Presentata in Università ad Asti
Giovani astigiani e violenza di genere: uno su cinque dice di averla subita
Oltre 3.500 questionari nelle scuole della provincia. Il 94% conosce il fenomeno, ma il 74% non sa dove trovare aiuto
AT 22 SET. - Ventuno giovani su cento dichiarano di avere subito una qualche forma di violenza. È uno dei dati più significativi emersi dall’indagine sulla percezione della violenza di genere tra gli studenti astigiani, realizzata dalla Questura di Asti insieme al centro antiviolenza L’Orecchio di Venere, Fondazione Giovanni Goria e a Prime Minister. Tra marzo e giugno sono stati raccolti 3.539 questionari, coinvolgendo numerosi istituti superiori della provincia e una popolazione scolastica complessiva di 7.865 studenti. Il campione rappresenta quindi uno spaccato significativo del mondo giovanile astigiano.
Conoscere la violenza non significa sapere a chi rivolgersi
Il primo dato che emerge riguarda la conoscenza del fenomeno: il 94,3% degli intervistati afferma di sapere che cosa si intenda per violenza di genere e violenza domestica. Quando però si passa dalla conoscenza generale alla possibilità concreta di chiedere aiuto, il quadro cambia. Il 74% degli studenti non conosce infatti il centro antiviolenza L’Orecchio di Venere, mentre il 63% non sa dell’esistenza del numero nazionale 1522.
Ancora più significativo il dato sulle esperienze vissute: 744 ragazzi, pari al 21%, riferiscono di essere stati vittime di violenza, mentre 1.525, il 43%, dichiarano di aver assistito a episodi di violenza.
Più facile riconoscere la violenza evidente
Le risposte mostrano inoltre una diversa capacità di riconoscere i comportamenti violenti. Sono considerati particolarmente gravi la diffusione di immagini intime senza consenso, la minaccia di renderle pubbliche e l’aggressione fisica al partner. Più difficile, invece, sembra riconoscere la gravità di comportamenti come il pedinamento, il controllo delle attività personali o l'insistenza dopo un rifiuto.
Dall'indagine emerge anche una differenza tra ragazze e ragazzi: le studentesse attribuiscono generalmente maggiore gravità alle forme di controllo e alla violenza psicologica.
L'importanza di intervenire ai primi segnali
I risultati sono stati presentati al polo universitario UniAstiss dalla questora Marina Di Donato, dall’ispettore della Polizia di Stato Sara Satragni e da Elisa Chechile, responsabile de L’Orecchio di Venere, insieme ai giovani rappresentanti della Fondazione Giovanni Goria e di Prime Minister.
Dal confronto è emersa la necessità di lavorare soprattutto sulla prevenzione e sulla capacità di riconoscere quei comportamenti che possono rappresentare i primi segnali di una situazione di abuso. Un percorso che passa anche dalla conoscenza dei servizi presenti sul territorio.
La Questura ha inoltre ricordato agli studenti che rivolgersi alle forze dell’ordine non significa necessariamente arrivare subito alla denuncia: il primo passo può essere anche quello di chiedere informazioni, raccontare ciò che sta accadendo ed essere ascoltati. Tra gli strumenti di prevenzione è stato illustrato anche l’ammonimento del questore, previsto per intervenire tempestivamente in situazioni di violenza domestica, stalking e cyberbullismo.
Comunicato stampa n. 80/26

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